domenica 24 settembre 2017

II Teatro Umoristico "I De Filippo" - Stagione teatrale 34-35

L'arte della Commedia



Stagione teatrale 34-35

Archivio Multimediale degli Attori Italiani - Firenze 
La Compagnia dei De Filippo inaugura la stagione teatrale 1934-1935, il 5 novembre al Teatro Piccinni di Bari. Vanno poi a Roma e debuttano il 15 novembre al Teatro Valle dove restano fino al 3 gennaio 1935; dopo di che sono a Firenze, al Teatro Verdi, mentre dal primo febbraio al 10 marzo recitano al Teatro Olimpia, di Milano. L'11 marzo debuttano a Torino, al Teatro Alfieri, per tornare poi ancora a Milano, questa volta all'Odeon, dove rimangono fino alia fine di maggio. In giugno sono aRoma al Teatro Argentina, dove terminano la stagione il 9 dello stesso mese. Mettono in scena solo due novita: La bottega dei senti, di Paola Riccora (dopo tre giorni la tolgono dal cartellone), e Liolà, di Luigi Pirandello. 
(Tratto da: Eduardo, di Fiorenza Di Franco)



Oltre a nuove commedie, ripropongono:



  1. Sik-Sik,l'artefice magico;
  2. Quei figuri di trent'anni fa;
  3. Ditegli sempre si;
  4. Chi e' cchiu' felice 'e me;
  5. Natale in casa Cupiello;
  6. L'ultimo bottone;
  7. Gennareniello;
  8. Sintetici a qualunque costo;
  9. Tre mesi dopo;
  10. Il dono di Natale;
  11. Parlate al portiere;
  12. Tutti uniti canteremo;
  13. Una persona fidatissima;
  14. Aria paesana;
  15. Don Rafele 'o trumbone;
  16. Il ramoscello d'ulivo;
  17. Cupido scherza e spazza;
  18. A Coperchia e' caduta una stella;
  19. Spacca il centesimo;
  20. Ventiquattr'ore di un uomo qualunque;
  21. Angelina mia;
  22. Sara' stato Giovannino;
  23. Se tu non m'ami;
  24. 'O padrone songh'io;
  25. Scorzetta di limone;
  26. Il granatiere di Pomerania;
  27. Signorine.


Della Compagnia fanno parte ,oltre ai tre fratelli Eduardo, Titina e Peppino De Filippo:



  • Tina Pica,
  • Dolores Palumbo,
  • Margherita Pisano,
  • Ester,
  • Adelina e Maria Carloni,
  • Peppino De Martino,
  • Ninuccia e Margherita Pezzullo,
  • Vito Verde , Pietro Carloni,
  • Gennaro Pisano,
  • Fernando Pisano,
  • Di Lorenzo,
  • Belmonte,
  • Neretti.
Immagine da "Tra le carte di Eduardo", Biblioteca nazionale Napoli.



La  Stampa
...Ma sì! Quell’interrogativo cominciò a picchiarmi maledettamente nella testa. Pirandello: ma che cosa? Io l’avevo già letto quasi tutto, più per mio diletto che per ambizione di calarmi, come dice il Maestro, in uno di quei suoi terribili personaggi. E ricordo ancora l’ansia, lo sgomento, la profonda emozione che provai assistendo a una recita dei Sei personaggi al « Mercadante », non so più quanti anni or sono.
Erano tempi di magra, quelli. Io recitavo nelle parti comiche che mi procuravano molti applausi e... quasi niente altro. Ma i Sei personaggi mi avevano letteralmente scombussolato.
Dopo tanto tempo, il caso, sotto le spoglie d’un critico drammatico, mi faceva imbattere di nuovo in quei personaggi preoccupanti.
— Perchè non reciti Pirandello?
— Perchè... perchè...
— Ho capito: perchè hai paura.
— Paura no... ma... Eppoi, quale commedia?
— Comincia con Liolà.
Liolà! Quante ore, quante serate ne parlammo, ne discutemmo, ci litigammo sopra? Finalmente il giornalista la spuntò e, una sera, mi portò in palcoscenico Pirandello.
Sissignori: in carne ed ossa, occhi sfavillanti e barbetta aguzza. Pirandello aveva assistito alle mirabolanti imprese di quel Sik-Sik che una sera aveva fatto gridare alla Merlimi: 
<< Dai De Filippo, mai più: mi fanno ridere tanto che finirei col farmi venire le rughe! » 
s’era divertito come un fanciullo, aveva voluto conoscere Eduardo, Peppino e  Titina, come ci chiamava già da allora, ed era piombato in palcoscenico per sapere di Liolà...
Poi venne la « prima » di Liolà.  Fu una gioia grande per tutti! E Peppino, che ne fu il protagonista, fu ripagato da un successo clamoroso di tutte le ansie e la fatica di una interpretazione così densa di responsabilità. Ma l’appetito viene mangiando. E dopo Liolà è venuto Il berretto, e dopo II berretto eccoci a L’abito nuovo...

...Talvolta io italianizzavo la mia parlata. E Pirandello, indignato :
 Ma no, figlio, come le senti, come le senti, le « battute »: non tradurre!
E io... non traducevo più.

Quindici giorni indimenticabili. Io faticavo come un cane a tenergli dietro. Ma quando si lavorava, l’uno di fronte all’altro, quasi dimenticavo di trovarmi vicino a una delle più alte personalità del teatro di tutti i tempi. Ragionavo e collaboravo con lui come se si trattasse di uno qualunque. Solo a tratti mi ricordavo che il mio compagno di tavolino era... Luigi Pirandello...

(Il Dramma, A. XII, n. 235 (1° giugno 1936))

Immagine da "Tra le carte di Eduardo", Biblioteca nazionale Napoli.


Le nuove commedie:

1. La bottega dei Santi

Prima:
2 marzo 1935
Milano Teatro Olimpia

2. Liolà

Prima:
21 maggio 1935
Milano Teatro Odeon


La  Stampa
(Il 12 maggio 1936 -  fu replicata a Torino Teatro Carignano) 

L'arte della Commedia

Curatore Bruno Esposito

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